Alla fine di questa lavorazione, il colore, trasformato in pasta cremosa, veniva posto in vasetti a disposizione delle pittrici.

Queste manipolazioni erano di fondamentale importanza in particolare per la qualità e la scorrevolezza della pittura a spruzzo, in quanto occorreva evitare che gli ugelli degli aerografi si intasassero.

 

La pittura

Per l’esecuzione di questa attività erano disponibili appositi posti di lavoro dotati di tornietti da tavolo e corredati di pennelli, vasetti di colore allungati con acqua, aerografi, raschietti per rifinire i bordi di colore sugli oggetti; molto importanti erano le cartelle contenenti le foto ed i disegni colorati ai quali attenersi come campioni delle decorazioni da eseguire per ciascun oggetto.

Per agevolare la scelta dei colori e della decorazione, veniva anche utilizzato quale campione uno dei primi pezzi realizzati personalmente dall’artista, dal quale si potevano copiare le scelte decorative.

La pittura del biscotto avveniva utilizzando sottili pennelli di martora o ricorrendo alla tecnica della spruzzatura all’aerografo, a seconda dei soggetti e degli effetti che si volevano ottenere.

La pittura a pennello sul biscotto deve essere rapida e decisa, data la porosità del materiale; la quantità di colore non deve essere eccessiva per evitare danni durante la seconda cottura (screpolature, trasformazioni di tonalità) ma neppure troppo scarsa, pena l’evanescenza.

La tecnica dell’aerografo (spruzzo di colore abbondantemente diluito in acqua) è invece di difficile apprendimento in quanto presuppone la protezione alternata delle diverse parti dell’oggetto, il mantenimento della giusta distanza tra l’aerografo ed il pezzo, l’ottenimento delle giuste sfumature ecc.

Inoltre, per i disegni su scatole, vasi e piatti, si utilizzava la tecnica dello “spolvero”. Il disegno, a volte molto complesso, era riportato sull’oggetto applicandovi un foglio di carta oleata sul quale erano stati eseguiti dei piccoli fori in corrispondenza del profilo dell’immagine da riprodurre: passandovi sopra un batuffolo intriso di polvere di graffite o di carbone si otteneva sull’oggetto una traccia a puntini del disegno, che veniva successivamente colorato a pennello.

In queste fasi i colori non sono stabili ed anche il più lieve contatto con le mani della pittrice può rovinare l’intero lavoro.[1]

Si ritiene opportuno precisare che la pittura degli oggetti Ronzan non ha mai fatto ricorso alle tecniche “per impressione” con spugne o con timbri né per riporto a mezzo di “decalcomanie”.

 

La verniciatura per immersione

Questa fase di lavorazione ha lo scopo di rivestire la pittura di uno strato sottilissimo di vetrina che, oltre a conferire particolare brillantezza al manufatto ne protegge stabilmente i colori.

Si trattava di un rivestimento “borico”, costituito fondamentalmente da silicoborati combinati con l’ossido di piombo.



[1] Nella pittura sottosmalto le correzioni e le riprese di colore sono difficilissime

 


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