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Alla
fine di questa lavorazione, il colore, trasformato in
pasta cremosa, veniva posto in vasetti a disposizione
delle pittrici.
Queste
manipolazioni erano di fondamentale importanza in
particolare per la qualità e la scorrevolezza della
pittura a spruzzo, in quanto occorreva evitare che gli
ugelli degli aerografi si intasassero.
La
pittura
Per
l’esecuzione di questa attività erano disponibili
appositi posti di lavoro dotati di tornietti da tavolo e
corredati di pennelli, vasetti di colore allungati con
acqua, aerografi, raschietti per rifinire i bordi di
colore sugli oggetti; molto importanti erano le cartelle
contenenti le foto ed i disegni colorati ai quali
attenersi come campioni delle decorazioni da eseguire per
ciascun oggetto.
Per
agevolare la scelta dei colori e della decorazione, veniva
anche utilizzato quale campione uno dei primi pezzi
realizzati personalmente dall’artista, dal quale si
potevano copiare le scelte decorative.
La
pittura del biscotto avveniva utilizzando sottili pennelli
di martora o ricorrendo alla tecnica della spruzzatura
all’aerografo, a seconda dei soggetti e degli effetti
che si volevano ottenere.
La
pittura a pennello sul biscotto deve essere rapida e
decisa, data la porosità del materiale; la quantità di
colore non deve essere eccessiva per evitare danni durante
la seconda cottura (screpolature, trasformazioni di
tonalità) ma neppure troppo scarsa, pena l’evanescenza.
La
tecnica dell’aerografo (spruzzo di colore
abbondantemente diluito in acqua) è invece di difficile
apprendimento in quanto presuppone la protezione alternata
delle diverse parti dell’oggetto, il mantenimento della
giusta distanza tra l’aerografo ed il pezzo,
l’ottenimento delle giuste sfumature ecc.
Inoltre,
per i disegni su scatole, vasi e piatti, si utilizzava la
tecnica dello “spolvero”. Il disegno, a volte molto
complesso, era riportato sull’oggetto applicandovi un
foglio di carta oleata sul quale erano stati eseguiti dei
piccoli fori in corrispondenza del profilo dell’immagine
da riprodurre: passandovi sopra un batuffolo intriso di
polvere di graffite o di carbone si otteneva
sull’oggetto una traccia a puntini del disegno, che
veniva successivamente colorato a pennello.
In
queste fasi i colori non sono stabili ed anche il più
lieve contatto con le mani della pittrice può rovinare
l’intero lavoro.
Si
ritiene opportuno precisare che la pittura degli oggetti
Ronzan non ha mai fatto ricorso alle tecniche “per
impressione” con spugne o con timbri né per riporto a
mezzo di “decalcomanie”.
La
verniciatura per immersione
Questa
fase di lavorazione ha lo scopo di rivestire la pittura di
uno strato sottilissimo di vetrina che, oltre a conferire
particolare brillantezza al manufatto ne protegge
stabilmente i colori.
Si
trattava di un rivestimento “borico”, costituito
fondamentalmente da silicoborati combinati con l’ossido
di piombo.
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