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Diverso
era il caso di composizioni in più pezzi dove, ad
esempio, una damina fosse opaca ed il sofà fosse lucido:
i due pezzi venivano immersi separatamente, ciascuno nel
contenitore della rispettiva vernice, e poi posti in forno
insieme: ci avrebbe pensato il calore a fondere la vernice
e ad incollare indissolubilmente le parti della
composizione.
Per
quanto riguarda l’eventuale utilizzo di smalti per
ottenere particolari effetti di colore, si precisa che la
produzione Ronzan non ha mai fatto ricorso a decorazioni
tramite smalti colorati.
La
seconda cottura
Una
volta verniciati, gli oggetti venivano avviati alla
seconda cottura, detta anche “sottosmalto”.
A
differenza della cottura per l’ottenimento del
“biscotto”, per questo tipo di cottura era essenziale
che i manufatti non si toccassero fra di loro, pena la
loro reciproca incollatura: l’infornare diventava così
un’attività molto delicata e, se tutto era fatto alla
perfezione, la fusione della vernice non provocava nessun
danno.
Inoltre,
era necessario che la base di ciascun pezzo poggiasse il
minimo indispensabile sul ripiano sul quale veniva posto
in forno; infatti, anche il minimo residuo di vernice che
fosse rimasta sotto la base, fondendo, lo avrebbe
incollato al materiale refrattario.
A
questo rischio si ovviava in più modi.
Innanzitutto
passando il pezzo su di un foglio di carta vetro che
asportava gran parte della vernice dalla sua base. Poi, in
forno, il pezzo veniva poggiato su tre puntine di ceramica
allo stato di biscotto che, qualora si fossero incollate
al pezzo, potevano essere rimosse con un deciso colpo di
spatola all’atto della sfornatura: vi eravate mai
chiesti cosa fossero quei piccoli rilievi che talvolta
trovate sotto gli oggetti di ceramica?
Questa
seconda cottura veniva spinta sino ai 900 gradi circa
e, come per la prima cottura, esistevano particolari
cautele sia durante il riscaldamento sia durante il
raffreddamento.
Nel
riscaldamento occorreva dare il tempo ai vapori, che
sgorgavano dalla vernice in corso di fusione, di essere
smaltiti attraverso i bocchettoni posti nella parte
superiore del forno; un’altra criticità era
rappresentata dalla contrazione che la vernice subiva con
il crescere del calore: se questa fosse stata troppo
repentina si sarebbero creati i ben noti cavilli ed il
craquelè.
Anche
nella fase di raffreddamento, giunti a circa 750 gradi,
era necessario rallentare il processo in quanto, rapidi
sbalzi di temperatura fra la superficie esterna dei pezzi
e le loro parti interne poteva creare ulteriori danni.
I forni
dovevano quindi essere periodicamente controllati e si
dovevano effettuare tempestivamente le opportune manovre,
anche se queste coincidevano spesso con le ore notturne:
anche questo era parte dei sacrifici del ceramista!
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