La prima attività dopo la sformatura, era quella di rimuovere la barbottina solidificata che rimaneva, quasi come un cordone ombelicale, in corrispondenza del foro di colaggio, e di apportare le riparazioni dei danni talvolta generati dalla sformatura; subito dopo il pezzo veniva messo ad asciugare ulteriormente all’aria, in locali asciutti e possibilmente caldi.

Se il soggetto era composto da più parti, colate in forme separate, queste, venivano tempestivamente incollate al corpo principale, utilizzando come collante la stessa barbottina liquida del colaggio; questo era il momento migliore per questa operazione in quanto, essendo il materiale ancora ricco di umidità, tutti i pezzi che componevano il soggetto (spesso la testa, un braccio, la base ecc.) offrivano la miglior plasticità.

In questa fase veniva anche accuratamente verificato che nessuna parte dell’oggetto imprigionasse, per errore, dell’aria senza comunicazione con l’esterno che doveva essere garantita dal foro del colaggio; in caso contrario, quest’aria, per l’aumentato volume durante la cottura, avrebbe provocato la frattura del manufatto.

Al termine di ciascuna operazione di colaggio, lo stampo, che si era impregnato di umidità, veniva ripulito delle tracce residue di barbottina e posto ad asciugare naturalmente in un locale particolarmente asciutto, spesso accanto ai forni di cottura; questo stampo, impregnato d’acqua, non poteva essere reimpiegato se non dopo alcuni giorni (ecco l’utilità di disporre di più di una forma in parallelo) e comunque per non più di 50/ 60 volte.

 

L’essiccazione

Questa fase aveva lo scopo di eliminare quasi completamente l’acqua che i manufatti contengono, prima che essi siano introdotti in forno per la prima cottura.

Infatti non è opportuno cuocere gli oggetti ancora troppo umidi in quanto il rapido riscaldamento ottenuto in forno produce un’intensa evaporazione dell’acqua che li frantumerebbe.

E’ importante ricordare che in questa fase si concludeva quasi completamente il processo di “ritiro”; questa contrazione di volume dell’oggetto, dovuta all’eliminazione dell’acqua precedentemente incorporata nella massa argillosa, era pari al 3 - 4 % lineare [1].

Per ottenere una essiccazione ottimale occorreva attendere alcuni giorni e la durata effettiva era in funzione della forma e della dimensione dell’oggetto; inoltre, poiché l’essiccazione avveniva senza ricorrere ad essiccatoi, la stagione e l’umidità dell’atmosfera avevano la loro importanza.



[1] La riduzione in altezza dell’oggetto finito è molto importante perché l’artista, ricorrendo a due o tre elaborazioni successive, poteva realizzare una versione di dimensioni ridotte del medesimo soggetto, senza doverlo rimodellare ex novo; inoltre, se oggi qualcuno intendesse realizzare dei multipli partendo da un oggetto finito, reperito sul mercato antiquario, il risultato sarebbe inevitabilmente un oggetto di alcuni centimetri più piccolo dell’originale.

 


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