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La
rifinitura
Dopo
alcuni giorni, il pezzo era da un lato sufficientemente
asciutto e consistente da poter essere maneggiato e
dall’altro lato era ancora abbastanza umido e tenero da
poter essere facilmente lavorato.
Si
provvedeva quindi alla sua rifinitura che consisteva nel
ritocco e, se necessario, nella guarnizione.
Il
ritocco consisteva nell’eliminare, con apposite lancette
d’acciaio, le sbavature createsi in corrispondenza delle
giunzioni fra i diversi tasselli in cui era strutturata la
forma; questi interventi erano poi rifiniti lisciando il
tutto con spugne e con pennelli morbidissimi, inumiditi in
acqua .
Inoltre
era opportuno riprendere con la lancetta d’acciaio
alcuni particolari dei visi, delle mani ecc. che
inevitabilmente tendevano, con l’usura della forma e con
la lisciatura della spugna e del pennello, ad appiattirsi.
La
guarnizione invece consisteva nel realizzare, sul momento
a mano, ed incollare al soggetto quei piccoli particolari
che il modello poteva richiedere come, ad esempio, un
fiorellino in mano ad un bimbo, un piccolo manico ad un
cestello ecc.
I pezzi
così rifiniti venivano delicatamente posti su assicelle
di legno ed avviati agli scaffali posti accanto ai forni,
per la successiva fase di lavorazione, ovvero la prima
cottura.
La
prima cottura
Tutti i
forni erano elettrici, del tipo trifase, prodotti dalla
SCEI di Novara, di dimensioni medie, inferiori al metro
cubo.
L’infornatura
Essendo
i forni del tipo a “muffola” ,
questi dovevano essere caricati ponendo gli oggetti con
molta cura al fine di risparmiare spazio e quindi energia
elettrica. Allo scopo venivano predisposte delle strutture
estemporanee, utilizzando colonnine e ripiani in materiale
refrattario e ottenendo così delle specie di scaffali
all’interno del forno.
Lo
sfruttamento dello spazio era spinto al massimo, onde
risparmiare energia elettrica, fattore che incideva
sensibilmente sui costi di produzione.
La
cottura
Come già
detto, questa prima cottura avveniva a 1100 gradi circa ma
la progressione della temperatura doveva essere
controllata, al fine di permettere una graduale
eliminazione dell’umidità ancora contenuta nei pezzi
infornati.
Si
aveva quindi una prima fase, durante la quale il
riscaldamento procedeva lentissimamente, con la porta del
forno socchiusa, sino alla temperatura di circa 200 gradi:
in questa fase si eliminava parte dell’umidità e si
scongiurava il rischio di rotture per eccesso di vapore
acqueo.
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