Giunti a questa temperatura, la porta del forno veniva accuratamente chiusa e veniva dato graduale impulso all’energia elettrica sino allo smaltimento totale dell’umidità, che avveniva intorno ai 600 gradi; giunti a questo punto venivano chiusi definitivamente anche gli sfiati posti sul tetto del forno.

Nelle fasi successive, ovvero intorno ai 600 gradi ed agli 800 gradi sino ai 1100 gradi, avvenivano le previste reazioni chimiche attraverso le quali la massa argillosa caolinica si trasforma e l’oggetto diviene solido, passando da un colore grigiastro ad un bianco purissimo, detto biscuit o biscotto.

Il periodo di cottura effettivo era di circa 12 – 16 ore e dipendeva dalla quantità degli oggetti infornati e dal loro effettivo livello di essiccazione naturale.

Nonostante le varie strumentazioni dei quali erano dotati i forni, per prudenza venivano sempre posti, su due colonnine all’interno del forno, due coni Seger che potevano essere visti attraverso l’apposito piccolo oblò, protetto da una pellicola di mica.

Il primo si piegava intorno ai 600 gradi, indicando il momento di fine dello smaltimento dell’umidità e la possibilità di accelerare il riscaldamento, il secondo ai 1100 gradi, indicando l’avvenuta cottura e l’ottenimento del biscotto.

L’utilità del cono Seger, oltre ad evitare il seppur remoto rischio di un guasto al termostato di cui era dotato il forno, era data dal fatto che, in effetti, non era sufficiente raggiungere la temperatura prefissata di circa 1100 gradi per garantire una perfetta cottura dei pezzi infornati: era necessaria una permanenza a quel livello di temperatura la cui durata poteva dipendere da molti fattori difficili da determinare; il cono Seger, cuocendo insieme ai pezzi, rivelava con assoluta sicurezza che tutto il processo si era compiuto correttamente quando si presentava al controllo completamente fuso e pendente verso il basso.

Veniva quindi interrotta la corrente elettrica (anche per evitare inutili sprechi) e venivano gradualmente aperti alcuni degli sfiati posti al di sopra del forno; la porta, a differenza di come vedremo per la seconda cottura (quella della vernice, per intenderci) poteva essere aperta abbastanza presto, quando la temperatura interna era ancora intorno ai 300 gradi.

Dall’accensione del forno all’apertura della porta passavano circa 24 ore.

Il biscotto veniva tolto dal forno, smontando accuratamente l’incastellatura di colonnine e basi di materiale refrattario che era stata costruita su misura per quella determinata infornata, ed avviato al reparto pittura per la fase successiva.

 

La decorazione sottosmalto

La preparazione dei colori

I colori sottosmalto erano acquistati, in polvere, quasi esclusivamente presso la ditta Romer di Firenze

Periodicamente ciascun colore veniva preparato diluendolo in acqua e raffinandolo in un apposito mortaio a palle; versato su di un piano, di vetro o di marmo, veniva poi rimescolato lungamente con una spatola per garantirne la omogeneità e la eliminazione di eventuali granuli.


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